Impressioni Jazz " Le ombre rosse " (2009) di Francesco Maselli Recensione
MIRAGGI D’EMOZIONE IN UN MONDO OPACO
LE
OMBRE ROSSE
Con Le ombre rosse, Francesco “Citto” Maselli torna a misurare lo stato delle cose, di sinistra. E riprende la provocazione, quella di Lettera aperta ad un giornale della sera. Cosa succederebbe se gli ideali, nonché le idee, caldeggiate, sentite, ostentate trovassero il mezzo per essere poste di fronte alla concretezza di essere messe in pratica? Là era il Vietnam e la solidarietà internazionalista all’interno del PCI, qui, la politica culturale della sinistra al governo, alla vigilia di un pronunciamento elettorale annunciato. Se nell’illuminante Comizi d’amore, Pasolini accostava e contrapponeva intellighenzia di sinistra e mondo giovanile di un’Italia inizio ‘60, Maselli, dell’eterogenea galassia della sinistra, fa incontrare e scontrare establishment politico- culturale e un gruppo autogestito di giovani. Il luogo è un centro sociale in un cinema romano dismesso e recuperato, e l’occasione una conferenza sul tema dei Nuovi irrazionalismi per la quale è stato invitato il noto intellettuale Siniscalchi ( un bravissimo R. Herlitzka). E mentre la scoperta della straordinaria vitalità artistica che si respira nel solidale clima del centro sociale “Cambiare il mondo”, colpirà ed emozionerà l’intellettuale, l’intervista video che rilascerà alla fine, con tanto di citazione di Malraux, metterà involontariamente in moto il tutto. La sua idea del centro sociale come “casa della cultura” rimbalzerà su reti nazionali e internazionali, sfuggendogli di mano. Ed ecco che calano i grossi calibri ( e con attori big come A. Foà, E. Fantastichini, L. Poli, ecc, l’effetto massimizza!). Il desiderio di dare una mano per un fine anche condiviso, da parte di nomi più o meno eccellenti, più o meno snob, più o meno rassegnati, finisce col mescolarsi irrimediabilmente con le priorità degli interessi economici, e dal no profit al profit il passaggio è breve. Ma le conseguenze pesanti. Soprattutto per il centro sociale. Un’overdose di sano realismo che fa tabula rasa del precario equilibrio sul quale un ex sessantottino e la propria compagna faticosamente mantenevano in piedi una scommessa di vita collettiva solidale, tra artisti, immigrati, senzatetto. E la cultura? Bene di tutti, imprescindibile, etc.? E le cose di sinistra?... Privi di mecenate come del lustro di una factory underground, assediati dai senzatetto e dalla polizia, per l’umana folla di “Cambiare il mondo”, che rifiuta un mondo-mercato, il futuro appare sempre più individuale e precario… Un racconto appassionato e disperante che non rinuncerà, tuttavia, alla speranza, aprendo ancora al domani. Metafora sulla contraddittorietà e complessità di un presente affrontato con sguardo lucido e onesto, in un film di forte impatto visivo con una musica (G. Marini, A. Talocci), che gioca un ruolo da coprotagonista. Premio "Città di Roma - Arcobaleno Latino”, Venezia 2009.
Silvana Matozza
Articolo pubblicato sulla rivista di cultura e spettacolo Vespertilla, anno VII n° 1 - Gennaio/Febbraio 2010